Cessazioni 

(A cura di Salvatore Cominu per l'Osservatorio regionale dell'artigianato)

Sono oltre 125.000 le imprese iscritte all'albo dell'artigianato del Piemonte, uno stock connotato da incrementi annuali contenuti in un quadro di relativa stabilità numerica. A determinare il numero complessivo, tuttavia, concorre un movimento d'iscrizioni e cessazioni che segnala un'elevata natimortalità del comparto.
La ricerca, realizzata su un campione comprendente 600 aziende che hanno cessato l'attività nel triennio 1997-99, ha per bersaglio l'andamento delle cessazioni. Ogni anno circa sette imprese su cento "muoiono". Le domande cui si è cercato di rispondere sono sintetizzabili in: quali sono le tipologie d'impresa e d'imprenditore più esposte al rischio di cessazione? Per quali motivi cessano? Quali sono le modalità della partecipazione al mercato del lavoro in seguito alla chiusura?
Sotto il profilo dei settori d'attività, il comparto dove minore è l'incidenza delle imprese che chiudono, è il metalmeccanico, mentre l'indice di cessazione più elevato si rileva nelle attività di manifattura leggera e delle riparazioni, in termini di mortalità relativa (comparata al movimento delle iscrizioni), e delle costruzioni in termini di mortalità assoluta (in relazione al totale delle imprese attive).

Il confronto degli indici di cessazione e d'iscrizione evidenzia, inoltre, due settori che si distinguono per elevata turbolenza (iscrizioni e cessazioni su livelli entrambi elevati): i servizi alle imprese e, di nuovo, le costruzioni.
Gli imprenditori più esposti al rischio di cessare l'attività, rispondono all'identikit del maschio, di età elevata ed in possesso di un basso titolo di studio. E' stata inoltre rilevata, tra questi ex titolari d'impresa, una scarsa propensione all'aggiornamento delle proprie conoscenze e una carriera, spesso interna al settore, che li ha visti intraprendere un'attività in proprio dopo un'esperienza di lavoro dipendente.
La principale caratteristica che distingue le "imprese che cessano" è la dimensione: impiegano mediamente due addetti, una cifra ancora inferiore alla media degli occupati nelle aziende attive. Si tratta, inoltre, d'unità economiche con propensione agli investimenti minore di quella riscontrabile nell'universo dell'artigianato, ed una quasi assente vocazione per l'innovazione dei processi produttivi.
Le ragioni che determinano la chiusura dell'azienda, sono state classificate in tre tipologie: motivi d'ordine personale, difficoltà congiunturali, "finte morti". A prevalere sono le cessazioni per motivi personali (47,1% dei casi), dei quali il più rilevante è il pensionamento del titolare; a chiudere principalmente per problemi congiunturali, vale a dire per cattivo andamento del mercato, è poco più di un terzo del totale (35,7%); è da evidenziare, infine, che nel 16% dei casi, si tratta di finte morti, imprese che hanno cambiato natura giuridica (e pertanto hanno "cessato" e riaperto allo stesso tempo), perlopiù, in ragione della loro crescita.
In seguito alla chiusura dell'azienda, il 40% circa degli ex titolari risulta pensionato. Dei restanti, il 22% ha avviato una nuova iniziativa imprenditoriale, ed il 19% ha trovato un impiego subordinato.
In generale, la ricerca ha fornito un quadro sull'andamento delle cessazioni che relativizza la portata del problema: solo una parte, non maggioritaria, ha cessato per ragioni squisitamente riconducibili a deficit di competitività, mentre ragioni d'ordine personale alimentano più significativamente il flusso delle chiusure. 
La ricerca, inoltre, ha mostrato con chiarezza come l'andamento delle chiusure interessi, prioritariamente, la piccolissima ditta, con uno o due addetti, ove si presenta, con maggiore rilevanza, quell'identità fra struttura proprietaria e struttura gestionale tipica dell'impresa "personalizzata". 
Sulle prospettive delle ditte di queste dimensioni, ovviamente, l'influenza delle scelte del titolare è determinante; queste non sono sempre "orientate allo scopo" della crescita aziendale. I fini del titolare, che concorrono a definire il suo orizzonte strategico, possono essere plurali e complessi, attinenti l'azienda, ma anche la sua personale visione della vita: non è detto, in tutti i casi, che l'artigiano voglia per forza crescere.

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